Il nuovo spazio giovani del NOC

In questo inizio d’anno siamo ripartiti dalla presenza dei giovani come protagonisti, portatori di energia, domande, creatività e futuro. I giovani sono per la Fondazione un motore di sviluppo umano e spirituale, una risorsa preziosa che ci aiuta a rimanere fedeli al Vangelo nella concretezza del presente.

Il 5 Febbraio abbiamo vissuto un momento particolarmente significativo con l’inaugurazione dello Spazio Giovani all’interno della Casa di Accoglienza del Tempio Votivo. Al piano terra della casa, questo nuovo ambiente nasce come luogo semplice e accogliente dove i giovani possano incontrarsi, dialogare, fermarsi a bere un tè, trovare uno spazio di ascolto e anche un tempo per la preghiera. Un segno carico di significato: un ponte tra i ragazzi e l’esperienza quotidiana di prossimità e carità vissuta accanto alle persone più fragili.

È stata condivisa la mission di questo spazio, che vuole essere casa, sosta e relazione. Padre Francesco Vercellone ha benedetto lo Spazio Giovani, affidandolo al Signore come luogo di incontro e di bene. A seguire, un momento di festa e apericena, curato con entusiasmo dai ragazzi dello Staff NOC, ha reso l’atmosfera ancora più familiare e gioiosa.

Era presente tutta la famiglia canossiana: le Madri, i Padri, i Laici, i giovani che frequentano i percorsi spirituali e di servizio, insieme alle educatrici della comunità. Lo spazio, infatti, sarà utilizzato anche dai bambini della Casa di Accoglienza per alcuni laboratori dedicati, diventando così un luogo vivo, attraversato da età, storie e bisogni diversi. Desideriamo dire un grazie sincero ai giovani e ai volontari che hanno lavorato con passione per allestire questo ambiente e renderlo caldo, bello e accogliente: segni concreti di un amore che si fa spazio.

Pochi giorni dopo, l’8 febbraio, abbiamo celebrato la festa di Santa Giuseppina Bakhita, santa canossiana e figura profondamente legata alla nostra mission. Per noi, Bakhita – definita dalla Chiesa “sorella universale” – è un richiamo ai valori che animano il nostro lavoro quotidiano: la fiducia, la speranza, il perdono. La sua vita ci testimonia che anche dalle ferite più profonde può nascere una vita nuova, che il dolore può trasformarsi in sorgente di bene, che la dignità non può mai essere cancellata.

In questo inizio di 2026, sentiamo di essere chiamati ancora una volta a camminare insieme: accanto ai più fragili, con lo stile della cura e della prossimità, e insieme ai giovani. È da qui che ripartiamo: da una speranza concreta, fatta di volti, relazioni e piccoli grandi segni di rinascita.